Una fiaba per diventare grandi
- rominarossini23

- 8 feb 2021
- Tempo di lettura: 8 min
Aggiornamento: 3 gen 2022
Le favole sono racconti molto antichi inizialmente tramandati solo a voce. Nel Medioevo, si sono differenziati, nella lingua parlata, i termini “faula” e “flaba” da cui le moderne favola e fiaba. Ad esse viene spesso attribuita la stessa “identità”, in realtà si tratta di due generi narrativi distinti sul piano letterario e due valenze educative diverse sul piano pedagogico.
Facciamo allora un po’ di chiarezza.

“Io credo che le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire a educare la mente.
La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare le chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo”
(Gianni Rodari)
La favola è un testo narrativo breve dal linguaggio semplice e vivace. Spesso vengono impiegati molti discorsi diretti per favorire la drammatizzazione della vicenda.
I personaggi sono generalmente rappresentati da animali, che parlano e agiscono come uomini e ne impersonano pregi e difetti in forma stereotipata; possono essere presenti anche piante, oggetti e forze naturali che interagiscono con i protagonisti. Ogni animale rappresenta una virtù o un vizio, ad esempio: il leone il coraggio, la volpe la furbizia, il lupo la prepotenza, il cane la fedeltà, il gatto la superbia, la purezza, il serpente l’inganno. Spesso essi ricoprono ruoli fissi: il lupo, il leone ed il serpente, ad esempio, sono simboli della malvagità e della prepotenza dei più forti; la pecora e l’agnello sono simboli della rassegnazione, della debolezza e della sottomissione al potere.
Gli ambienti in cui si svolge il racconto nella favola sono realistici e la loro descrizione è ridotta al minimo (una valle, un bosco, una città); la dimensione temporale è indeterminata (“una volta”, “un bel giorno”…) e le vicende sono aderenti alla vita quotidiana.
La struttura è lineare e semplice. C’è una situazione iniziale che presenta i protagonisti; segue una scena, di solito dialogata, in cui si svolge l’azione e poi la conclusione con la vittoria di uno dei contendenti.
A differenza della fiaba, nella favola è assente l’elemento magico.
Il finale raramente è lieto: spesso qualcuno muore, il debole soccombe, a volte il prepotente viene punito, infatti, lo scopo per cui la favola è stata ideata è l’insegnamento morale, sempre presente in modo implicito od esplicito, all’inizio o alla fine del brano ed è legato ad idee, lezioni e problemi culturalmente rilevanti a cui molte persone possono far riferimento; alcuni esempi possono essere: “Ogni cosa, persona o situazione attrae solo ciò che le è simile”; “Non bisogna prestare attenzione ai consigli che nascono dall’egoismo”; “L’abito non fa il monaco”. Esso talvolta viene espresso anche in forma di proverbio come ad esempio in alcune favole di Esopo: “La volpe e l’uva”, “La cicala e la formica”, “Al lupo! Al lupo!”.
Racconti di questo tipo possono essere proposti al bambino a partire dai tre anni, quando inizia a sviluppare il senso della moralità, attraverso una stretta aderenza alle regole prima e alla capacità di selezionarle in modo critico poi; prima dei tre anni il bambino è “sregolato”, ovvero non ha consapevolezza della regola, pertanto non riuscirebbe a capire il senso del racconto.
La fiaba invece è una narrazione medio-breve di solito in prosa, con un intento non morale ma, come afferma Bruno Bettelheim (psicologo infantile): “Le fiabe comunicano al bambino in forme molteplici: che una lotta contro le gravi difficoltà della vita è inevitabile è una parte intrinseca dell’esistenza umana, che soltanto chi non si ritrae intimorito, ma affronta risolutamente avversità inaspettate e spesso immeritate, può superare tutti gli ostacoli e alla fine uscire vittorioso”.
La fiaba dunque ha sempre un lieto fine, il bene sconfigge il male, il buono il cattivo, le situazioni critiche vengono superate, ciò permette alla fiaba di infondere coraggio e speranza. Vladimir Propp ha individuato (nel suo libro Morfologia della fiaba) che nella fiaba c’è una struttura narrativa che tende a ripetersi. L’incipit è sempre il magico “C’era una volta…”, parole che suscitano abbandono e rilassamento, perché ci vengono donate dalla voce di qualcuno di cui ci fidiamo. Parole dolci ma anche necessarie allo stesso tempo, spiegano gli esperti come Bettheleim. “C’era una volta in un regno incantato ….” oppure “C’era una volta, in un bosco lontano …”, vuol dire lontano dalla nostra dimensione spazio-temporale, non adesso, non qui, non io. Si tratta di una messa in sicurezza, una presa di distanze che servirà a tuffarsi dentro il racconto con il nostro mondo inconscio.
A questo punto si apre il racconto con una breve introduzione della situazione in cui vengono presentati gli elementi iniziali: “un vecchio re che aveva tre figli …” , “un povero boscaiolo che non aveva di che sfamare la famiglia …” , “una regina che non poteva avere figli …” , rapidamente si delinea l’eroe o l’eroina, quindi il protagonista e il suo problema, che lo spinge alla ricerca di soluzioni per sopravvivere liberandosi da una situazione pericolosa o trovando qualcosa per raggiungere uno scopo o scacciando un maleficio. La fiaba giunge al punto massimo di crisi in cui si definisce l’impresa che il protagonista deve compiere; e poi la soluzione che può scaturire dal protagonista stesso, il quale utilizza tutte le sue capacità umanamente possibili oppure dall’intervento di un aiutante o quello di un oggetto magico, qualora l’impresa superi i limiti delle possibilità umane. La certezza è che il protagonista trionferà sulle difficoltà più complesse e ne verrà fuori con la giusta emotività per una serenità ritrovata: “… e vissero felici e contenti”.
I personaggi possono essere fantastici come ad esempio orchi, fate, streghe, draghi, giganti, maghi, spiriti benefici e malefici, oppure umani: principe, principessa, bambino o bambina, matrigna, strega, fata, mago. Ogni personaggio è inequivocabilmente buono o cattivo e rappresenta simbolicamente le “forze psicologiche” coscienti, mentre gli animali (cavallo, lupo, serpente, cervo, leone, colomba…), che occupano una posizione secondaria rispetto ai protagonisti, rappresentano la parte istintiva inconscia dell’essere umano; questo permette di vedere la fiaba come una immagine completa delle dinamiche emotive della persona.
Anche i paesaggi hanno una simbologia che è legata agli elementi fondamentali che li compongono (terra, aria, acqua, fuoco) e l’equilibrio in cui essi si dispongono tra loro. I più frequenti sono: la foresta, la grotta, la montagna, il mare e il castello.
Ogni elemento nella fiaba è carico di significati simbolici che fanno di essa un mezzo, oserei dire fondamentale, per favorire, nel bambino, l’elaborazione del proprio mondo interiore (conflitti e angosce inconsce).
Egli, infatti, si affaccia al mondo per lui sconosciuto e cerca di ordinare gli stimoli che da esso gli provengono, costruendosi una mappa necessaria affinché possa dare un significato al dato sensoriale. Basti pensare ad una delle tappe di questo percorso: la fase dei “perché?”. “Mamma perché il fuoco brucia?” “Perché avviene una combustione” “E perché avviene una combustione?” e così via fino a che non sarà soddisfatto.
In realtà il bambino non ha chiesto “come brucia” bensì “perché”, in altre parole ha posto un interrogativo inerente al fine, al senso del processo. L’adulto, però, si sente in difficoltà di fronte a tali domande, perché il suo pensiero è carico di nozioni acquisite nel tempo e lavora in modo logico-razionale. Il bambino non può comprendere un processo complesso come la combustione poiché non possiede tutte le conoscenze necessarie, così le parole risuonano nella sua testa vuote di significato, aspettando di ripeterle alla prima occasione, come formule magiche non criticabili, in quanto la fonte è la più attendibile del mondo: mamma e papà!
Le fiabe, invece, danno un significato di ciò che accade con il linguaggio della fantasia, l’unico che il bambino è in grado di comprendere: “Il cavaliere raggiunse la principessa prigioniera in una torre oltre le nuvole con l’aiuto di un drago, la liberò e la sposò…”. Come riesca il principe ad andare oltre le nuvole non è rilevante per il bambino, anzi è addirittura scontato che ci sia un aiuto magico; nel suo mondo fatato, tutto è naturale: oggetti animati, passaggi improvvisi da un luogo all’altro, non è necessaria alcuna spiegazione.
Capita frequentemente che i bambini passino periodi a chiedervi di leggere e rileggere la stessa fiaba senza possibilità di cambiamento, ciò significa che gli elementi e le dinamiche di quella fiaba, rispondono alle esigenze del bambino in quel momento.
La cosa migliore da fare è quella di offrirgli la possibilità di ascoltare la sua fiaba preferita sino a quando il bambino vi chiederà di leggerne un’altra. Questo sarà il segnale che i suoi conflitti interiori sono stati magicamente riequilibrati.
Molte persone mi chiedono se le fiabe non siano troppo paurose. Tale preoccupazione si verifica quando esse vengono valutate con la razionalità adulta. In realtà troviamo situazioni paurose e talvolta crudeli: fa impressione pensare che Cappucetto Rosso e la sua nonna vengano divorate dal Lupo per poi uscirne incolumi dalla sua pancia tagliata. Le fiabe, però, non sono reali e questo sfugge spesso ai nostri razionali parametri di giudizio, per fortuna non a quelli dei bambini che non si stupiscono e non mettono in dubbio le straordinarie imprese che gli vengono narrate. Loro sanno che i draghi non esistono nella realtà, l’importante è che nel racconto vengano sconfitti, anzi più la punizione per loro sarà crudele e più il bambino si sente protetto!
I personaggi cattivi come orchi, streghe, matrigne, non possono essere eliminati, perché incarnano i sentimenti negativi, angosce e paure del bambino, che prima o poi si troverebbe a sperimentare, pertanto togliendoli, verrebbe meno la funzione liberatoria del racconto ed il bambino non riuscirebbe più ad esorcizzarli.
L’unica cosa che possiamo fare è proporre al bambino certe fiabe quando è un po’ più grande e intanto iniziare con fiabe meno impressionanti come “Cenerentola”, “La bella addormentata”. Si può comunque partire con la lettura di una fiaba prestando attenzione alle reazioni del vostro bambino, se non è di suo gradimento ne proporrete un’altra, sicuramente riuscirete scoprire la sua preferita che vi stuferete di leggere!
A partire dai tre anni circa è possibile iniziare a leggere o raccontare le fiabe a seconda dei momenti, l’importante è che usiate sempre la vostra voce e non quelle registrate su pupazzi o CD. Le voci di mamma e papà hanno una funzione insostituibile: creano rilassamento, intimità, senso di sicurezza e confidenza con il bambino, poiché sono le voci che lo cullano da quando era nel grembo materno e ora lo accompagnano durante la sua crescita. Le voci di mamma e papà, inoltre, sono importanti perché il bambino, durante il racconto, interagisce con domande, commenti e la narrazione diventa molto personale.
Quando il bambino è un po’ più grande (dai 6/7 anni circa) potete drammatizzare con lui le fiabe (travestendovi o costruendo dei burattini) oppure inventarle. Esistono delle carte sulle quali sono rappresentati personaggi (principali o secondari; buoni o cattivi), paesaggi, oggetti magici, delle fiabe tradizionali, che possono essere combinati tra loro liberamente dando la possibilità di creare un infinito numero di fiabe. Una volta diventati esperti potete stimolare ulteriormente la vostra creatività e fantasia creando da soli le carte con la tecnica del collage o disegnando dei personaggi pensati da voi!
Oltre ad essere un momento divertente e stimolante, inventare fiabe dà l’opportunità di consolidare il rapporto di fiducia con vostro figlio: noterete che nel momento in cui lasciate che sia lui ad inventare la situazione critica da risolvere, cercherà di mettervi in difficoltà in modo esasperato creando un ostacolo dietro l’altro. Non lasciatevi cogliere impreparati, inconsciamente il vostro bambino sta testando quanto voi siete in grado di proteggerlo, ha bisogno di sapere che nulla vi spaventa e che lo difenderete ad ogni costo.
Utilizzate qualsiasi strategia vi venga in mente, più è bizzarra e meglio è, purché ne usciate vittoriosi alla fine!
La fiaba ha un carattere universale, i temi ricorrenti sono “l’espressione più pura e semplice dei processi psichici dell’inconscio collettivo”. Nell’era primitiva infatti le fiabe erano raccontate a tutta la tribù che si riuniva per l’occasione come un rituale; il suo linguaggio è quello “di tutta l’umanità e di tutte le età e di tutte le razze …”, va da sé che le fiabe sono per tutti, anche se la nostra cultura le associa soprattutto ai bambini. Ciò significa che leggere o inventare fiabe con i vostri bambini può aiutare anche voi adulti!
L’abitudine di raccontare una fiaba si va perdendo a favore di un mondo più tecnologico, dimenticandosi che un bambino non è un adulto in miniatura: è un bambino che ha diritto ai suoi tempi, ai suoi spazi e soprattutto alle sue modalità!
Non lasciamo estinguere le sane abitudini, non smettiamo di leggere, ai bambini e al bambino che è in noi, torniamo in soffitta o tra gli scaffali della libreria a cercare i vecchi libri di favole e fiabe: Andersen, Grimm, Collodi, Rodari, Calvino e chi più ne ha più ne metta, non smettiamo di sognare!
A questo punto posso soltanto augurare a voi e ai vostri bambini buona lettura, buon divertimento e soprattutto buon risveglio della vostra fantasia!
Dott.ssa Romina Rossini Pedagogista (Laurea in Scienze dell'educazione v.o.) Pedagogista Clinico® Psicomotricista Funzionale®


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